Gaetano Paraggio
assenza
EDITION DATA _
Formato chiuso 21x29,7 cm, 20 pagine inclusa la copertina, stampa digitale, interni stampati su carta Classic demimatt - Patinata opaca da 170 g/mq, copertina su Classic demimatt - Patinata opaca da 200 g/mq con plastificazione soft touch sul solo fronte, rilegatura a doppio punto metallico.Tiratura 15 copie.
Testo e cura editoriale — Luigi Grassi
Le fotografie di Gaetano Paraggio, realizzate nel maggio 2025, fanno parte di una ricerca più ampia dedicata ai paesaggi turistici della provincia meridionale di Salerno. In questi scatti l'autore si concentra su un tratto di litorale durante la bassa stagione, restituendone l'aspetto più dimesso e privo di orpelli: luoghi ordinari, costruiti per accogliere, ma ritratti in una fase di sospensione, privi di funzione e della folla euforica dell'estate.
La serie non risponde a una gerarchia di valori estetici: ogni soggetto ha la stessa dignità, ogni scorcio si presenta come frammento di un insieme più grande, mai del tutto decifrabile. Facciate di ristoranti, casotti balneari dismessi, aiuole lasciate all'incuria: tutto è colto con sguardo fermo e distaccato, senza ironia né denuncia. La luce uniforme delle ore centrali del giorno elimina le ombre, livella i volumi e rende ogni dettaglio visibile, in una chiarezza quasi muta. È uno sguardo che osserva senza invadere, registra senza drammatizzare, nel tentativo di comprendere il paesaggio prima che di estetizzarlo.
Paraggio si muove lungo le strade marginali della fotografia documentaria, dove ogni immagine diventa un atto di attenzione verso ciò che spesso sfugge, per fretta o abitudine. Il suo lavoro è vicino – per approccio e sensibilità – alla grande scuola italiana del paesaggio: Luigi Ghirri per l'attenzione al banale come forma di pensiero, Mario Cresci per il rapporto attivo tra sguardo e contesto, Guido Guidi per la serialità analitica e la precisione dello sguardo. In una dimensione più internazionale, il rigore formale e la neutralità visiva ricordano certe ricerche di Lee Friedlander, in particolare nella capacità di trasformare l'ordinario in materiale di riflessione.
Lo stile di Paraggio non cerca l'effetto, né l'estetica del degrado. Le sue immagini non sono né nostalgiche né ciniche. Piuttosto testimoniano una tensione conoscitiva: l'autore cammina, osserva, fotografa, come se volesse misurare la distanza tra sé e i luoghi. In questo senso la fotografia diventa una forma di orientamento nel mondo, uno strumento per capire dove ci si trova, cosa si ha davanti, cosa resta dopo l'uso.
La fotografia di Paraggio è quindi una forma di relazione nella quale ogni scatto suggerisce una posizione, una distanza tra soggetto e fotografo, tra osservatore e spazio fotografato. È uno sguardo che rifugge l'aneddoto, e che rinuncia a ogni tentazione narrativa. Questi luoghi, apparentemente silenziosi, parlano a chi sa ascoltare: nella loro staticità rivelano le tensioni tra desiderio e abbandono, tra consumo turistico e identità territoriale.
Attraverso queste immagini, Paraggio mostra la costa non come paesaggio da cartolina, ma come frammento di una realtà complessa, stratificata, spesso incoerente. È proprio questa incoerenza, questa mancanza di stile univoco, che lo interessa: fotografare ciò che non si mostra, ciò che resta ai margini dello sguardo comune.
