Gigi Viglione
Di questa luce
EDITION DATA _
Formato chiuso 21x29,7 cm, 20 pagine inclusa la copertina, stampa digitale, interni stampati su carta Classic demimatt - Patinata opaca da 170 g/mq, copertina su Classic demimatt - Patinata opaca da 200 g/mq con plastificazione soft touch sul solo fronte, rilegatura a doppio punto metallico.Tiratura 15 copie.
Testo e cura editoriale — Luigi Grassi
Di questa luce non è un vero e proprio racconto, è piuttosto un attraversamento.
Le fotografie di Gigi Viglione non cercano di spiegare il mondo, ma di ascoltarlo attraverso ciò che la luce decide di rivelare, trattenere o lasciare svanire.
In queste otto immagini, estratte da lavori più ampi e raccolte in questa pubblicazione editoriale, la luce non è decorazione o effetto, ma presenza autonoma: non serve a illuminare le cose, ma esiste accanto a loro, le accompagna, a volte le abbandona.
La sequenza si apre con una soglia: una finestra spalancata sul mare.
Non è il paesaggio ad essere rilevante, ma lo spazio sottile tra interno e orizzonte, il respiro trattenuto prima dell'attraversamento. Subito dopo la luminosità si restringe e rimane soltanto la schiuma che risale sulla sabbia scura. Il resto è ombra, assenza. Da lì il mare diventa memoria: non più acqua, ma impronte. Tracce sulla sabbia che parlano di un passaggio già concluso, qui la luce non mostra una presenza, ma un'assenza.
Di colpo si apre un movimento. Una figura segue la scia sull'acqua, e la luce smette di essere staticità, diventa direzione trovandoci successivamente per incanto in un giardino sospeso, in cui delle lampadine rimangono accese sopra sedie vuote. Nessuno è più lì, eppure qualcosa nell'aria persevera.
È un chiarore che custodisce il silenzio. Poco oltre, la stessa luminosità non illumina nulla: disegna solo un arco nell'aria, un possibile varco, un resto di festa. La materia scompare, resta un intreccio fragile tra terra e cielo.
La figura ritorna in una fotografia successiva: seduta su una roccia, quasi dissolta nella vibrazione dell'acqua. Pelle, pietra e mare condividono lo stesso tremore. Tutto sembra sul punto di sciogliersi in luce. E infine, quando lo sguardo non ha più appigli, riaffiora un bagliore minimo, domestico. Lampadine tremano nel buio, più deboli di prima. La scena è vuota, la festa è finita, ma la luce rimane.
Non rischiara, non spiega; persiste.
Questa edizione in un sedicesimo nasce così: come primi gesti di una realtà editoriale che sta prendendo forma. Non per chiudere un discorso, ma per aprire uno sguardo. Di questa luce non è un progetto concluso, ma un modo di abitare l'immagine, lasciando che sia la luce – senza imponenza e senza clamore – a tenere insieme il tempo e lo spazio. Un esercizio di attenzione, un modo sottile di osservare ciò che accade quando la presenza si ritira e rimane soltanto la luce sulle cose. Ogni immagine sembra dire che la visione non è un gesto rapido, ma un tempo da abitare. La luce per Gigi non pretende di chiarire e non cerca risposte: continua a vibrare silenziosa.
