Massimo Di Nonno

12.675

EDITION DATA _

Formato chiuso 21x29,7 cm, 20 pagine inclusa la copertina, stampa digitale, interni stampati su carta Classic demimatt - Patinata opaca da 170 g/mq, copertina su Classic demimatt - Patinata opaca da 200 g/mq con plastificazione soft touch sul solo fronte, rilegatura a doppio punto metallico.Tiratura 15 copie.

Testo e cura editoriale — Luigi Grassi

C'è una frase che resta sospesa, come un bagliore nell'oscurità, e che ha dato forma alla sequenza di immagini che qui presentiamo. Era il 2011, il fotografo Massimo Di Nonno si trovava sull'isola di Lampedusa per questioni lavorative, quando un migrante gli disse:

"Una notte in mare pensavo di essere morto, perché era buio sopra e buio sotto."

Una frase semplice, ma terribilmente evocativa, che diventa chiave di lettura e impulso necessario per raccontare una storia di vita e di naufragio, di attesa e di speranza.

Questo senso di pericolo, che trapela dalle fotografie, non è effetto estetico né spettacolarizzazione del dolore. È un sentimento reale, onesto, che nasce da una posizione precisa: quella di chi ha sentito il bisogno di esserci, di vedere e di testimoniare.

Massimo Di Nonno è salito a bordo della nave Geo Barents tra ottobre e novembre 2022, proprio nei giorni in cui si insediava il nuovo governo italiano. Una coincidenza temporale che si fa carico di un mutamento: mentre il Paese virava verso una nuova direzione politica, la nave continuava a svolgere il suo compito – salvare vite – fino alla decisione annunciata a fine dicembre: la conclusione delle operazioni.

Nonostante le 12.675 persone soccorse e le 190 operazioni di salvataggio effettuate dal giugno 2021, Medici Senza Frontiere ha annunciato la fine della missione a causa di leggi giudicate assurde e insensate, a partire dal decreto Piantedosi del gennaio 2023, fino al suo inasprimento del dicembre 2024.

La Geo Barents – nave di ricerca e soccorso di MSF – è stata molto più di un mezzo operativo. È diventata un luogo di sospensione, un limbo tra un passato incerto e un futuro che non promette nulla. Un rifugio fragile ma reale, dove per qualche giorno la vita umana tornava a valere per il solo fatto di esistere.

Lo stile fotografico di Massimo Di Nonno

è asciutto, rigoroso. Nessuna concessione all'estetica dell'emozione, nessuna costruzione retorica. Il fotografo si fa testimone silenzioso, quasi assente, lasciando che sia la macchina fotografica a registrare ciò che accade.

Walter Benjamin, nella sua Piccola storia della fotografia, parlava di "inconscio ottico": ciò che l'occhio umano non coglie, ma che l'obiettivo può rivelare. È proprio in questa distanza – tra ciò che si vive e ciò che si scopre solo dopo, guardando – che si colloca il valore di queste immagini.

Non c'è alcuna messa in scena. Solo la realtà, nel suo impatto nudo e crudo. Le fotografie non raccontano un evento straordinario, ma l'ordinario dramma che continua a ripetersi ciclicamente all'infinito e che troppo spesso rifiutiamo di vedere.

Così, in queste immagini rivediamo quella frase iniziale, "il buio sopra e il buio sotto", ma anche il tentativo ostinato, umano, di riemergere. E, con esso, la necessità – etica, politica, personale – di continuare a raccontare.


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